Le maschere di Andreis

Un tassello importante del mosaico che componeva la società andreana del tempo era rappresentato dai bambini: costretti ad aiutare i genitori nel lavoro dei campi, a badare al bestiame e a prendersi cura dei fratelli minori, trovavano anche il tempo per giocare e divertirsi.

Le maschere in legno

Maschera conservata presso il Museo dell'Arte e della Civiltà Contadina di Andreis

Come si divertivano i bambini di Andreis?

Un momento importante che coinvolgeva grandi e piccoli era rappresentato dal carnevale: ci si sbizzarriva a creare le maschere più stravaganti e paurose, come il caprone, il toro, l’ariete ed altri personaggi ancora.

Dal giorno dell’Epifania fino al martedì grasso si andava di casa in casa, o mascherati chiedendo “Volèu pèlius” (“Volete stracci”), oppure, solo il giovedì grasso, senza maschera, ma sporchi in faccia di fuliggine recitando la filastrocca “O l’ouf, o la gjalìna, al salât la farina” (“O l’uovo o la gallina, il salame o la farina”). 

Le persone più generose davano loro anche un uovo, mentre la gran parte delle volte venivano cacciati e mandati via a mani vuote.

Infine, l’ultimo giorno di febbraio, dal primo pomeriggio fin quasi a sera, si percorrevano le vie del paese per parâ four març. Questo rituale si può intendere sia come il tentativo di scacciare un mese che riservava ancora freddo e brutto tempo, sia come spronare l’arrivo della primavera, tutto ciò con campanacci e il necessario per fare chiasso. 

Un altro appuntamento che si svolgeva invece durante le festività natalizie riguardava la preparazione del pan e da vin, il falò della befana: i ragazzi si premuravano di collaborare con gli adulti nella raccolta delle fascine, ma va sottolineato il fatto che ognuno doveva lavorare solo ed esclusivamente per il proprio quartiere.

I bambini fabbricavano da sé gli strumenti dei loro momenti d’evasione e con semplici materiali creavano ciò che serviva loro per trascorrere spensierate ore di gioco.

tutti con la slitta, La Valle, 1910

In tutte le vallate dolomitiche i bambini si divertivano con la neve. La foto proviene dall'archivio Museum Ladin Ciastel de Tor, Collezione Tumesc Ploner

Tutti erano uniti, maschi e femmine indistintamente, pronti a nascondersi (cuc), a rincorrersi a guardie e ladri (l’alzét e carbuniérs), a giocare con le pietre (bacòns) e alla cavallina (cavalèta), a colpire un corno con dei sassi (gnis) e a far roteare piccole trottole (tròtal) ed eliche (gùrle) in legno. 

Ma era la presenza della neve a rallegrare le giornate invernali dei bimbi, che scendevano con lo slittino per i prati e per i campi innevati. Il primo di gennaio si dava solo a loro la bunamun, ovvero un pugno di noci, poche caramelle, o addirittura, ai più fortunati 20 lire, come augurio per l’arrivo del nuovo anno.

Le maschere in legno

Maschera conservata presso il Museo dell'Arte e della Civiltà Contadina di Andreis

Descrizione delle tipiche maschere di Andreis 

Fatta in legno ed incavata posteriormente, riproduce ad intaglio un volto ovale con mento sporgente e biforcuto; bocca aperta con risata sgangherata, composta da quattro denti storti, naso pronunciato aquilino, occhi a mandorla.
Gli occhi e i baffi sono sottolineati da un largo bordo di colore nero (altre tracce sono presenti anche sul mento), mentre la bocca è contornata di rosso. La maschera è caratterizzata da una capigliatura posticcia, formata da lunghe ciocche bionde che scendono dal capo, corti baffi e fluente barba affusolata.
Sul verso sono fissate tre fettucce di elastico di gomma ed una spilla da balia per la chiusura.

Allo stesso modo, la maschera presentata nella prima parte dell'articolo è in legno incavata posteriormente, ma riproduce un volto ovale allungato con mento e naso sporgente, orbite incavate, fori in luogo degli occhi e della bocca. Presenta tracce di colore nero in corrispondenza delle sopracciglia, dei baffi, della bocca e del mento. Sul verso sono fissate quattro corte cordicelle ed un elastico di gomma.

Testo tratto e riadattato dalla guida del Museo Etnografico di Andreis.

Per scoprire nuove tradizioni e usanze vi invitiamo a visitare (online e dal vivo) l'Ecomuseo Lis Aganis, un luogo dove è possibile sentirsi protagonista del territorio per conservare e mantenere vivo il patrimonio della Comunità locale!