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                  <text>&lt;p&gt;In collaborazione con il Comune di Predazzo, è il Museo specializzato nella geologia delle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell’umanità UNESCO e in particolare delle Valli di Fiemme e Fassa. Fondato nel 1899 per iniziativa della Società Magistrale di Fiemme e Fassa allo scopo di valorizzare il patrimonio geologico e naturalistico locale e di promuoverne la conoscenza, dal 2012 è sezione territoriale del MUSE.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Le collezioni scientifiche sono costituite da un patrimonio di oltre 14.000 esemplari, tra cui la più ricca collezione di fossili invertebrati delle scogliere medio-triassiche conservata in Italia. Il Museo si completa e allarga sul territorio circostante con il “Sentiero geologico del Dos Capèl” fruibile nel periodo estivo.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Articolato su due piani l'allestimento permette al visitatore di immergersi nei paesaggi dolomitici scoprendone la storia e il significato. Al piano terra il percorso offre una finestra sulle Dolomiti, con l’obiettivo di evidenziarne la centralità nella nascita del pensiero scientifico, approfondire le motivazioni e i criteri sui quali si basa il loro valore universale, fornire chiavi di lettura efficaci per la loro valorizzazione. Il piano interrato si propone come un viaggio tra le Dolomiti di Fiemme e Fassa: dal Lagorai, al Latemar e al Catinaccio, dal&amp;nbsp; Gruppo di Sella, alla Marmolada e ai Monti Monzoni,&amp;nbsp; presentate nelle loro peculiarità e nei loro rapporti con i territori circostanti.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;a href="http://www.visitdolomites.com/page2/museo-geologico-delle-dolomiti-di-predazzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"&gt;www.visitdolomites.com&lt;/a&gt;</text>
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                <text>Il Sentiero Geologico del Dos Capèl è un sentiero didattico in Valle di Fiemme, nel gruppo montuoso del Latemar: il percorso parte a 2200 m di quota, per proseguire lungo un anello di circa 3,5 km, con un dislivello di 268 metri, percorribile in circa 2 ore.&#13;
E’ un viaggio nel tempo, oltre che nello spazio, che ti  porterà alla scoperta di tutti gli eventi che hanno dato vita al paesaggio dolomitico: strati di roccia da forme e colori diversi, conchiglie e stelle marine, testimonianze di antichi fondali, tracce di un primitivo vulcano.&#13;
Ideato negli anni ‘70, è il primo sentiero geo-turistico realizzato in Italia. Con la collaborazione del Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo, il Muse di Trento e altre realtà del territorio, il sentiero è stato completamente rinnovato e inaugurato nel 2017. Sono presenti 13 postazioni tematiche che ti guideranno attraverso la storia del mondo fino a 250 milioni di anni fa, grazie alle illustrazioni dell’artista portoghese Bernardo Carvalho.&#13;
Il Geotrail Dos Capèl parte dal Rifugio Passo Feudo: qui troviamo la prima delle 13 postazioni interattive, una barca, a testimoniare l’antica presenza del mare. Lungo una ripida salita, il percorso ci regala scorci particolarmente significativi che permettono di intuire i movimenti lenti, impercettibili, che piegano e fratturano le rocce, raddrizzati in posizione quasi verticale: l’erosione selettiva, a seconda del substrato roccioso su cui agisce, modella il paesaggio in molteplici forme.&#13;
Proseguendo, si costeggia una parete di roccia con un meraviglioso calco della vertebra di un ittiosauro; poco più avanti, il bellissimo panorama sulle Pale di San Martino, sul Passo Rolle e sulla Val di Fassa con le sue famosissime cime: la parete sud della Marmolada, il Piz Boè e il Gruppo del Sella.&#13;
Passo dopo passo, la storia geologica diventa sempre più avvincente; risalendo il sentiero si inizia ad avere una buona visione del Latemar: le sue fitte stratificazioni orizzontali nella parte centrale e il pendio inclinato ci fanno intuire la forma delle antiche scogliere sottomarine. Ma le sorprese non sono finite e i fenomeni legati al vulcanismo assumono forme impressionanti. A oriente, la massa boscosa del Mulat rappresenta quanto rimane dell’antico Vulcano di Predazzo; a sud si possono osservare le bancate di lava alternate a livelli di ceneri, lapilli e scorie del Monte Agnello, e una serie di filoni vulcanici spiccano come lame nere nella chiara roccia che li ospita.&#13;
Dopo una serie di tornanti, si arriva sulla cima del Dos Capèl: a terra è posizionato un cerchio di metallo ad indicare tutte le montagne circostanti e una visuale a 360° sul territorio. Il sentiero prosegue verso il Latemar, per ricongiungersi con il tracciato percorso in precedenza per poi rientrare verso Passo Feudo.&#13;
Un viaggio fra  isole tropicali,  vulcani e profondità marine. Le tracce di questi antichi ambienti sono custodite nelle rocce delle Dolomiti e il sentiero del Dos Capèl di tracce ne mostra veramente tante.&#13;
Prova ad individuarle!&#13;
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                <text>Casa Menardi, un edifico simbolo di Edoardo Gellner.&#13;
Progettato come abitazione del proprietario dell'Hotel Cristallo, Leo Menardi, è il primo edificio realizzato da Gellner a Cortina d'Ampezzo tra il 1947 e 1948, un vero e proprio manifesto delle sue idee: la rilettura della tradizione, la modernità delle soluzioni e dell'uso dei materiali, lo spazio interno elaborato sequenzialmente intorno al canna fumaria. Una casa pensata per abitare stabilmente nelle dolomiti, razionale, senza concessione al folklore, ma carica di innovazioni. Talmente innovativa da essere scelta nel 1963 come set per il film "La pantera rosa". Dopo questa casa, Gellner si stabilirà definitivamente a Cortina e inizierà l'avventura delle Olimpiadi e del Villaggio Eni con Enrico Mattei.&#13;
C'è un prima Casa Menardi e un dopo Casa Menardi.&#13;
&#13;
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                  <text>I diversi aspetti della civiltà ladina, dalla preistoria all’organizzazione istituzionale, dalla ritualità civile e religiosa alle credenze e alle tradizioni, fino all’avvento dell’alpinismo e del turismo di massa, un viaggio nella storia e nei costumi di un popolo si snodano lungo i 600 metri quadrati del Museo ladino di Fassa. Qui sono ospitate le collezioni etnografiche dell’Istitut Cultural Ladin frutto di vent’anni di ricerche, che raccontano il processo di formazione di un popolo attraverso le testimonianze della cultura materiale e spirituale, dalle origini fino ad oggi. Per poter rispecchiare l’immagine di una comunità viva e cosciente di sé, caratterizzata da una lingua propria, da un territorio e da una storia particolari, il Museo si articola anche sul territorio, con sezioni locali, per formare un vero e proprio percorso etnografico attraverso l’intera vallata.&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.visitdolomites.com/page2/museo-ladin-de-fascia-museo-ladino-di-fassa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"&gt;www.visitdolomites.com&lt;/a&gt;</text>
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                <text>”Foscia net, gei e destuda duc chisc vives fiores, càvege dut l color, tol demez dut l vert che l’é, dut chel che l’é vestì l reste nut, e dut chel che cianta l reste mut!”&#13;
&#13;
 “Allora Laurino trasformò in pietra tutto il roseto pronunciando un incantesimo che lo rendeva invisibile di giorno e di notte. Dimenticò, però, l’alba e il tramonto ed è proprio in questi momenti che le rose rosse del giardino incantato tingono di rosa il maestoso Catinaccio”.&#13;
&#13;
Con le parole di Re Laurino vogliamo parlarvi del “Sentiero delle leggende”, il percorso che meglio rappresenta le nostre #StorieaPiedi. Un’esperienza di scoperta dei racconti che riguardano più da vicino la Val di Fassa e che provano a rivestire con un pizzico di magia l’origine dei luoghi e dei fenomeni naturali.&#13;
Dalla magnifica cornice del Ciampedìe (2000mt) si giunge alla conca di Gardeccia, ai piedi delle superbe Torri del Vaiolet e lungo il sentiero, adatto a tutti, si potranno conoscere sei tra le più belle leggende ambientate sul Catinaccio e scoprire il segreto del magico fenomeno dell’Enrosadira, il tutto accompagnati da un cantastorie d’eccezione: il mitico Re Laurino! &#13;
&#13;
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                <text>#DonneDolomitiche è l'occasione per parlare di una figura femminile emblematica e rappresentativa del ruolo centrale che le donne fassane hanno rivestito nel passato. Elisabetta Salvador, più conosciuta come  Lis dal Vera, nasce a Penia di Canazei il 10 aprile 1911, in tempo per sperimentare il disagio portato dalla Grande Guerra in Val di Fassa. All’età di 22 anni muore il padre e rimane sola a casa con l’anziana madre a portare avanti i lavori di casa, nei campi e nella stalla. Resta a vivere nella piccola frazione di Vera anche dopo essersi sposata con Battista Dantone (Tita de Gostin). Hanno 7 figli, ma Lis continua a faticare “come un uomo”, giacché Battista è spesso lontano, a lavorare come pittore decoratore. E così fa ancora quando, uno alla volta, i figli si sposano e vanno via di casa. Non rimane però sola: una figlia, Assunta, rimane lassù (vi è ancora oggi), restandole così accanto fino alla morte, avvenuta nel 1995.&#13;
Lis è la protagonista de Le Stagioni di Lis, una bella documentazione video sul mestiere di contadino e agricoltore prodotta all’inizio degli anni ’80, che tutt’oggi si può visionare visitando il Museo.&#13;
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&#13;
Del castello - fantastico - resta il toponimo e sul luogo presunto sorge oggi il santuario di Santa Giuliana, il #paesaggiodivita che attraverso i secoli testimonia come questo luogo sia sempre stato considerato sacro dalle popolazioni della valle, dalla preistoria ai giorni nostri. I resti di roghi votivi risalenti alla civiltà retica, databili ai secoli V e IV a. C., scoperti proprio sotto il presbiterio del tempio cristiano dedicato alla Santa Patrona di Fassa, ci raccontano come questo luogo, fin dall’epoca preistorica, si è mantenuto vivo nel tempo fino ai giorni nostri.</text>
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                <text>Un testo poetico scritto da Francesco Dezulian del Garber, nel 1941, come nostalgico ricordo della sua amata valle di Fassa. Poi il passaggio tra le mani di Luigi Canori, compositore moenese, che lo rende melodia con altrettanta passione e sapienza. Ora parola e musica si rivestono di immagini cariche di significato che si fondono in un unicum davvero suggestivo.  Questi sono gli ingredienti che hanno dato vita a questo spettacolare video (questo un estratto), perfetto per raccontare le #vocidellamontagna, il tema della campagna di #dolomitesmuseum di questa settimana. Il filmato completo, con sottotitoli in italiano, tedesco e inglese è disponibile presso il Museo Ladin de Fascia in un elegante gadget con chiavetta USB, promosso e realizzato in collaborazione con l'APT Val di Fassa</text>
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                  <text>&lt;p&gt;In collaborazione con il Comune di Predazzo, è il Museo specializzato nella geologia delle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell’umanità UNESCO e in particolare delle Valli di Fiemme e Fassa. Fondato nel 1899 per iniziativa della Società Magistrale di Fiemme e Fassa allo scopo di valorizzare il patrimonio geologico e naturalistico locale e di promuoverne la conoscenza, dal 2012 è sezione territoriale del MUSE.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Le collezioni scientifiche sono costituite da un patrimonio di oltre 14.000 esemplari, tra cui la più ricca collezione di fossili invertebrati delle scogliere medio-triassiche conservata in Italia. Il Museo si completa e allarga sul territorio circostante con il “Sentiero geologico del Dos Capèl” fruibile nel periodo estivo.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Articolato su due piani l'allestimento permette al visitatore di immergersi nei paesaggi dolomitici scoprendone la storia e il significato. Al piano terra il percorso offre una finestra sulle Dolomiti, con l’obiettivo di evidenziarne la centralità nella nascita del pensiero scientifico, approfondire le motivazioni e i criteri sui quali si basa il loro valore universale, fornire chiavi di lettura efficaci per la loro valorizzazione. Il piano interrato si propone come un viaggio tra le Dolomiti di Fiemme e Fassa: dal Lagorai, al Latemar e al Catinaccio, dal&amp;nbsp; Gruppo di Sella, alla Marmolada e ai Monti Monzoni,&amp;nbsp; presentate nelle loro peculiarità e nei loro rapporti con i territori circostanti.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;a href="http://www.visitdolomites.com/page2/museo-geologico-delle-dolomiti-di-predazzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"&gt;www.visitdolomites.com&lt;/a&gt;</text>
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                <text>Nel Pleistocene il territorio dolomitico era un riparo per l’Ursus spelaeus.&#13;
L'animale trovava rifugio nelle grotte carsiche durante il periodo di ibernazione invernale. &#13;
L’orso delle caverne aveva una struttura scheletrica simile all’orso bruno, ma di dimensioni maggiori, superiori a quelle degli attuali orsi Kodiak e Grizzly. Il peso medio per i maschi era di 350-600 kg, ma alcuni esemplari potevano arrivare a 1000 kg e, ritti sulle zampe posteriori, raggiungere 2,5 m di altezza. Le femmine erano più piccole.&#13;
Nel corso della sua evoluzione, era diventato prevalentemente vegetariano, trasformando l'ultimo premolare in un dente simile ai molari, capaci di triturare anche le piante più coriacee. &#13;
L’abbondanza di reperti fossili trovati nelle grotte alpine è dovuta a decessi avvenuti durante il letargo per la mancanza di cibo nei brevi periodi caldi.&#13;
Il raffreddamento climatico dell’ultimo periodo glaciale e la conseguente scarsa vegetazione sono stati probabilmente i principali responsabili della sua estinzione.&#13;
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                  <text>&lt;p&gt;In collaborazione con il Comune di Predazzo, è il Museo specializzato nella geologia delle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell’umanità UNESCO e in particolare delle Valli di Fiemme e Fassa. Fondato nel 1899 per iniziativa della Società Magistrale di Fiemme e Fassa allo scopo di valorizzare il patrimonio geologico e naturalistico locale e di promuoverne la conoscenza, dal 2012 è sezione territoriale del MUSE.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Le collezioni scientifiche sono costituite da un patrimonio di oltre 14.000 esemplari, tra cui la più ricca collezione di fossili invertebrati delle scogliere medio-triassiche conservata in Italia. Il Museo si completa e allarga sul territorio circostante con il “Sentiero geologico del Dos Capèl” fruibile nel periodo estivo.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Articolato su due piani l'allestimento permette al visitatore di immergersi nei paesaggi dolomitici scoprendone la storia e il significato. Al piano terra il percorso offre una finestra sulle Dolomiti, con l’obiettivo di evidenziarne la centralità nella nascita del pensiero scientifico, approfondire le motivazioni e i criteri sui quali si basa il loro valore universale, fornire chiavi di lettura efficaci per la loro valorizzazione. Il piano interrato si propone come un viaggio tra le Dolomiti di Fiemme e Fassa: dal Lagorai, al Latemar e al Catinaccio, dal&amp;nbsp; Gruppo di Sella, alla Marmolada e ai Monti Monzoni,&amp;nbsp; presentate nelle loro peculiarità e nei loro rapporti con i territori circostanti.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;a href="http://www.visitdolomites.com/page2/museo-geologico-delle-dolomiti-di-predazzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"&gt;www.visitdolomites.com&lt;/a&gt;</text>
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                <text>La Magnifica Comunità di Fiemme è conosciuta in tutto il mondo per l’eccellenza e il pregio delle sue foreste e dei suoi abeti di risonanza utilizzati per gli strumenti musicali. Le stupende vallate che ospitano queste floride foreste, fondamentali per l’economia locale montana, nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 ottobre 2018 sono state flagellata da una ondata di maltempo. Venti e piogge violente si sono abbattute lungo l’arco alpino e, a pagarne le spese di quella che verrà ricordata come “Tempesta Vaia” ,sono state le regioni di Nord-Est e decine di migliaia di ettari di foreste alpine.&#13;
Vaia è stato un evento meteorologico estremo e nonostante l’evento sia conosciuto con l'appellativo di "tempesta",  i venti hanno raggiunto le velocità "uragano" nella Scala di Beaufort, venti che comunemente si originano solo su acque tropicali o subtropicali del pianeta.&#13;
Terminato il terribile evento sono partiti immediatamente molti progetti di riforestazione nelle aree colpite e aziende, forestali, volontari, appassionati e cittadini si sono rimboccati le maniche: &#13;
anche l’artista predazzana Irene Trotter, ha voluto contribuire, e con la sua installazione artistica ha ricreato i suoni, l’atmosfera e le emozioni della notte del 29 ottobre, quando la “tempesta Vaia” ha devastato decine di migliaia di ettari di foreste alpine di conifere, scavando una profonda ferita nel territorio e nel cuore delle persone.&#13;
Da quel giorno la  percezione di boschi e foreste è cambiata ed ora la gente è maggiormente consapevole del valore intrinseco che la natura possiede: per noi, per gli altri e per i nostri figli.&#13;
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&lt;p&gt;Le collezioni scientifiche sono costituite da un patrimonio di oltre 14.000 esemplari, tra cui la più ricca collezione di fossili invertebrati delle scogliere medio-triassiche conservata in Italia. Il Museo si completa e allarga sul territorio circostante con il “Sentiero geologico del Dos Capèl” fruibile nel periodo estivo.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Articolato su due piani l'allestimento permette al visitatore di immergersi nei paesaggi dolomitici scoprendone la storia e il significato. Al piano terra il percorso offre una finestra sulle Dolomiti, con l’obiettivo di evidenziarne la centralità nella nascita del pensiero scientifico, approfondire le motivazioni e i criteri sui quali si basa il loro valore universale, fornire chiavi di lettura efficaci per la loro valorizzazione. Il piano interrato si propone come un viaggio tra le Dolomiti di Fiemme e Fassa: dal Lagorai, al Latemar e al Catinaccio, dal&amp;nbsp; Gruppo di Sella, alla Marmolada e ai Monti Monzoni,&amp;nbsp; presentate nelle loro peculiarità e nei loro rapporti con i territori circostanti.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;a href="http://www.visitdolomites.com/page2/museo-geologico-delle-dolomiti-di-predazzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"&gt;www.visitdolomites.com&lt;/a&gt;</text>
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                <text>L'attività mineraria, l'estrazione e la lavorazione della pietra sono parte integrante della storia della Val di Fiemme. La particolare struttura geologica del territorio e la presenza di materiale variegato fa sì che, già dal Medioevo, lo sfruttamento di cave e miniere diventi un’attività redditizia.&#13;
Da allora, l’uomo ha continuato a modificare il paesaggio che lo circonda per sopravvivere beneficiando delle sue risorse. &#13;
Anche l'origine di Predazzo e Forno, i paesi sorti per ultimi in valle, molto probabilmente va ricondotta a insediamenti di maestranze collegate all'attività mineraria. Fino alla metà del 1700 i lavori furono svolti in gran parte da minatori stranieri, spesso di lingua tedesca. &#13;
Le miniere principali sono ubicate sul Monte Mulàt, per l’estrazione di ferro e rame, ma sono state scavate gallerie anche sul territorio che circondano l’intero paese.&#13;
L'estrazione e la lavorazione della pietra sono parte integrante della storia del territorio e sono espressione di manualità, cultura e religiosità, come dimostrano le numerose opere eseguite nei secoli.&#13;
Dopo la metà dell'800 e fino agli anni Sessanta del '900 l'estrazione e la specializzazione nella lavorazione della pietra influenzerà la crescita economica e sociale del paese.&#13;
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                <text>Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo - Muse Museo delle Scienze</text>
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        <name>Gestione e trasformazione del paesaggio</name>
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