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                  <text>Il Museo Surrealista Regianini di Costalissoio (Costa del Sole) è dedicato in maniera permanente all’opera pittorica del Maestro Luigi Regianini (1930-2013). Costituisce uno dei più interessanti poli attrattivi turistici e culturali della zonaLa sua importanza ed unicità poggia sul fatto che, a differenza degli altri musei sul territorio, non è una raccolta di cimeli del passato, ma un contenitore che, sotto la voce surrealismo, raggruppa messaggi importanti riguardanti le varie problematiche dell’uomo contemporaneo, il suo mondo interiore ed i vari aspetti della realtà che lo circonda. E’, quindi, un ambiente museale al servizio di chi, amatore d’arte, desidera recepire messaggi di alto valore culturale ed artistico.</text>
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                <text>Un sentiero, un passo dolomitico e un'opera di Luigi Regianini</text>
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                <text>Un sentiero, un passo dolomitico&#13;
e... un’opera di Luigi Regianini&#13;
Il pittore L. Regianini (1930-2013), nato e vissuto a Milano, vanta ascendenze cadorine, in quanto la madre (come anche la moglie) è originaria di Costalta di Cadore. Qui egli trascorreva, ogni anno, le ferie estive e qui aveva casa e studio,&#13;
dove dipingeva osservando i paesaggi dolomitici, che conosceva bene e percorreva in lungo e in largo, per “sentieri” e per “crode”. Di essi ci ha lasciato segni tangibili nelle sue opere. Di un “cammino” a lui caro, di un valico (meta storico-turistica rinomata), e di un’opera ad esso collegata vogliamo qui parlare.&#13;
Il Passo della Sentinella (m 2717) è un importante e strategico luogo storico della Prima Guerra Mondiale, nelle Dolomiti orientali, sulla cresta di giunzione della&#13;
Croda Rossa di Sesto-Comelico e di Cima Undici, nel punto più alto della Val Popera. Fu teatro di aspri combattimenti e di molti sacrifici compiuti da italiani e austriaci. Luogo di eccezionale importanza logistica per il controllo di questa zona&#13;
del fronte, per conquistarlo e mantenerlo, gli scontri militari comportarono spargimento di tanto sangue. Il Passo venne definitivamente occupato dagli italiani, nel&#13;
1916 , con un’impresa memorabile, in una regione morfologicamente asperrima e&#13;
fortemente innevata, con il sacrificio di un gruppo di eroici soldati. Per complimentarsi con i nostri combattenti, giunse a Santo Stefano di Cadore, presso il Comando della Divisione, Vittorio Emanuele III, Re d’Italia.&#13;
Nella zona si trovano ancora oggi reperti bellici più svariati e nel 1983, nel ghiacciaio alto di Popera, ai piedi del Passo della Sentinella, venne rinvenuto il corpo&#13;
quasi intatto di un Alpino Ignoto, conservato nel ghiaccio.&#13;
Il valico è raggiungibile dal Rifugio Berti, m 1950, attraverso il sentiero n. 101, ben&#13;
evidente ma un po’ difficoltoso nell’ultimo tratto, in circa due ore. Al Berti facilmente si arriva in circa 40’, attraverso una comoda mulattiera, dal Rifugio Lunelli, m&#13;
1569, dove si può tranquillamente parcheggiare l’auto.&#13;
Da giovane, anche il Pittore Regianini percorse quel “cammino” e arrivò al Passo.&#13;
Fu colpito dalla spettacolare vista panoramica, ma, soprattutto, dal fatto che quel&#13;
luogo, ripensando ai morti di una guerra spietata, generò in lui profonde riflessioni&#13;
sulla vita. E quella visione rimase indelebile nei suoi ricordi, come la percezione&#13;
che si trattasse di un “luogo sacro”, idea avvalorata dalla presenza, nel valico, di&#13;
una targa e di una Madonnina in bronzo, che, posta in una nicchia ricavata nella&#13;
roccia, veglia e protegge i passanti. E’ divenuta il simbolo delle tante commemorazioni che da tempo qui si tengono in ricordo dei molti sacrifici versati. La Madonnina, ricavata dal bronzo di un cannone nemico, venne posta qui durante la guerra,&#13;
a ricordo dei caduti.&#13;
In età matura, l'Artista interpretò quella visione del Passo come “luogo sacro” nel&#13;
dipinto che presentiamo, intitolato “Il Passo dei Santi”, cm 40x50, conservato nel&#13;
Museo Regianini Surrealismo di Costalissoio. L’ambiente è protetto dalla Vergine&#13;
e dai Santi (che simboleggiano i soldati morti) scolpiti dal Pittore, quasi a significare che perennemente saranno ricordati. Nel dipinto, ai lati del sentiero, in primo&#13;
piano, vediamo i Santi e, sullo sfondo, si stagliano le guglie dolomitiche dei Tre Scarperi e delle vette contigue, con diversi caratteristici torrioni, che fanno da&#13;
“sentinelle”.&#13;
“Paesaggio mistico” potremmo definire quello creato dal Maestro, luogo altamente&#13;
gratificante per turisti e alpinisti, ai quali sembra egli rivolgere un invito alla preghiera. Nel quadro non vediamo la Madonnina bronzea, ma il Crocifisso e i Santi&#13;
scolpiti che fanno da pendant con l’effigie reale della Vergine posta in un anfratto.&#13;
Realtà e immaginazione si fondano in quest’opera del Maestro, che viene definito&#13;
il “Surrealista delle Dolomiti”, perché sugli sfondi di molte sue creazioni artistiche&#13;
ha raffigurato vette e crode di questo ambiente e, sulle rocce, le figure degli antenati che invitano alla riflessione.&#13;
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                <text>LE DONNE IN COMELICO: matriarche... “in casa”, ma non “nella società”.&#13;
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                <text>Dopo una breve introduzione storica, analizziamo il rapporto donne-Regole, argomento, questo, ben conosciuto e sentito dal pittore Regianini, anche per motivi familiari, dato che madre e moglie hanno origini comeliane. Ha espresso il suo parere, in merito,  in varie interviste e in conversazioni private, che qui cerchiamo di riprendere, anche attraverso la presentazione di una sua opera riguardante le Regole.&#13;
Per quanto attiene alla presenza delle donne nelle leggende comeliane, precisiamo che essa è stata affrontata dal Pittore soprattutto in due opere conservate nel Museo Regianini (“Le vecchie ongane” e “Le giovani ongane”) e presentate nella  prima edizione della campagna #DolomitesMuseum.&#13;
&#13;
      &#13;
Matriarche... in casa&#13;
Nel lontano passato in Comelico (ma ovunque sulle nostre montagne) le famiglie erano totalmente in mano alle matriarche. Tutto nella casa dipendeva da loro. Erano autoritarie. Tenevano sotto chiave gli alimenti, farine, formaggio, burro, tutta la dispensa. Facevano da mangiare e le porzioni. Anche nelle famiglie che avevano l'uomo tuttofare, il “famei”,  che curava anche la stalla, la mungitura era riservata alla “parona”, la matriarca. Per intimorire i bambini, le matriarche raccontavano storie delle streghe del bosco che prendevano con loro quelli cattivi e disubbidienti. La famiglia era "allargata" e i figli portavano le mogli in casa paterna. Erano proprio le donne a controllare e a comandare.&#13;
Questo matriarcato, ben evidente "in casa", non trovava, però, corrispondenza nel ruolo "sociale" assegnato alle donne dalle  Regole.&#13;
&#13;
      &#13;
...e nelle Regole?&#13;
Le 16 Regole del Comelico gestiscono il patrimonio collettivo, costituito da boschi, pascoli, praterie, malghe, che è inalienabile, indivisibile, inusucapibile.&#13;
Rapporto problematico, quello riguardante il loro rapporto con le donne, viste le norme statutarie che, da secoli, stanno alla base delle Comunioni Familiari. Il problema relativo all’ammissione dell'altro sesso nell’ordinamento regoliero è ancora pienamente aperto e il conflitto di opinioni è molto acceso, visto che le leggi limitano la facoltà delle donne di essere considerate “regoliere” e quindi portatrici dei diritti dei regolieri stessi. Alla componente femminile è stato riservato quasi soltanto la facoltà di subentro temporaneo, solo per le vedove con figli maschi minori (finché dura lo stato di vedovanza o finché un figlio maschio e convivente abbia raggiunto la maggiore età).&#13;
E’ cambiato, nei secoli, il ruolo delle donne nella società, ma gli statuti regolieri sono rimasti, nei secoli, quasi  invariati.&#13;
Dobbiamo dire, però, che alcune delle Regole comeliane hanno, da qualche anno, avviato quel processo che gradatamente dovrebbe portare, anche in questo campo, alla parità dei sessi. Il percorso sarà lungo, ma, mentre Cortina diceva di no,  le Regole di Costa, Costalta, Costalissoio, Campolongo, Casada e Padola (solo per citarne alcune) hanno fatto il primo passo. Riportiamo qualche citazione di affermazioni dei capiregola, reperite in rete, per dare forza probativa al nostro discorso.&#13;
Regola di Campolongo (17-2-2011): “La nostra è stata la prima Comunione Familiare del Comelico ad accogliere nel suo seno le donne nubili figlie di regolieri e le vedove di regolieri. Un’innovazione epocale in quanto sono riconosciuti alle donne gli stessi diritti e doveri che per oltre un millennio sono stati riservati esclusivamente ai discendenti maschi degli abitanti originari".&#13;
Regola di  di Costa (14-3-2016):  «È stata una prima breccia dopo anni di dibattito e ora una ventina di donne faranno parte dell'assemblea regoliera. Una iniezione di speranza per il futuro, perché la nostra comunità è fatta da ultra 60enni e tra qualche decennio si rischiava che la Regola di Costa diventasse proprietà di pochi».&#13;
Regola di Costalta (3-4-2016): “Per noi si tratta di una giornata storica, epocale. Cade una discriminazione durata secoli, perché da oggi anche le donne potranno far parte della Regola”.&#13;
&#13;
      &#13;
Un'opera di Regianini...&#13;
E cosa pensava al riguardo il Pittore? Diciamo che non ha mai preso un posizione netta in questa diatriba, ma conveniva sul fatto che le norme statutarie dovrebbero andare di pari passo con la società. Il quadro che presentiamo raffigura una visione "classica" dell'istituto regoliero. Si tratta di un’opera composta in occasione del primo “Meeting delle Regole”, svoltosi a Costalissoio di Cadore, il 26 agosto 2009,  e ivi conservato nella Sala Assembleare.        &#13;
E' un dipinto “celebrativo” di un evento particolare alla sua prima edizione, in cui rinveniamo gli elementi essenziali delle Comunità Familiari. L'importante opera, infatti,  è emblematica. Vi sono raffigurate le tre componenti sulle quali poggiano le Regole: fuoco-famiglia, pascoli, boschi. In un cielo  terso è visibile, in alto, lo stemma delle Regole del Cadore.        &#13;
Sullo sfondo una catena di montagne con schiere di antenati che guardano uniti verso vaste praterie e pascoli. In primo piano, accanto ai fiori, un capitello classico e una pietra su cui è scolpita la parola FAULA,  termine longobardo significante “assemblea” (si riferisce all'assemblea dei regolieri che è sovrana, organo principe di base democratica, risalente ai primordi delle Regole).</text>
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                  <text>Il Museo Surrealista Regianini di Costalissoio (Costa del Sole) è dedicato in maniera permanente all’opera pittorica del Maestro Luigi Regianini (1930-2013). Costituisce uno dei più interessanti poli attrattivi turistici e culturali della zonaLa sua importanza ed unicità poggia sul fatto che, a differenza degli altri musei sul territorio, non è una raccolta di cimeli del passato, ma un contenitore che, sotto la voce surrealismo, raggruppa messaggi importanti riguardanti le varie problematiche dell’uomo contemporaneo, il suo mondo interiore ed i vari aspetti della realtà che lo circonda. E’, quindi, un ambiente museale al servizio di chi, amatore d’arte, desidera recepire messaggi di alto valore culturale ed artistico.</text>
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                <text>Dopo una breve presentazione dei lavori di “adattamento” fatti dall’uomo per vivere nelle nostra montagne, ecco un’ quadro del Maestro che ritrae uno scenario montano, dove l’essere umano ha lasciato i suoi “segni”... positivi.&#13;
 &#13;
Le opere di "adattamento"...&#13;
L'uomo, per stabilirsi in montagna e viverci,  ha dovuto "farsi largo", disboscare, aprirsi varchi e  conquistarsi i pianori a ridosso di pendii della montagna, trasformandoli in campi colivati.&#13;
Ha dovuto poi “difendere” le case di legno e i fienili dalle inevitabili alluvioni, collegate alle abbondanti piogge e allo scioglimento delle nevi. Ha dovuto  lavorare parecchio per limitare gli smottamenti  e le frane in un terreno spesso ripido, in cui mutavano continuamente gli aspetti geologici.&#13;
Per proteggere case, fienili, orti e  pascoli costruiva muri a secco, a volte vere e proprie muraglie, arginava i corsi d’acqua, rallentava il corso dei ruscelli che scendevano impetuosi, costruiva nei prati scoscesi canaletti per drenare le acque e portarle, con opere di scolo, verso terreni non coltivati. Così controllava meglio  gli spostamenti del terreno, trattenuto anche dalle radici di possenti alberi secolari. Lungo i fiumi, i torrenti e i greti spesso, però, le piene montane modificavano l'ambiente circostante. Ci è voluta la costruzione di arginature robuste, inizialmente con tronchi di abeti e sassi, poi con opere in cemento, massi, sbarramenti, per rendere più sicure le difese.&#13;
&#13;
...e un'opera di Regianini&#13;
Il pittore surrealista ha realizzato una serie di dipinti con questi ambienti, soprattutto fienili in zone scoscese, sui pendii.&#13;
Nel quadro che presentiamo egli ritrae un paesaggio "umanizzato" ben conosciuto: “Costalta di Cadore, strada della Segheria, 1995”. Da Costalta alla Segheria è la classica, facile, rilassante passeggiata dal paese verso Forcella Zovo, con visioni che ci fanno conciliare con la natura. Qui l’uomo, davvero, ha “adattato” senza “deturpare”.&#13;
L'ambiente, pulito, ordinato, con l'erba sfalciata, verso la fine del secondo millennio si presenta così all’Artista che qui non concede nulla al suo stile surrealista, per mostrare un aspetto del reale... in modo realistico. Sulle vette, qui,  mancano gli antenati che vediamo quasi sempre scolpiti nelle rocce. In primo piano si nota un bel fienile ristrutturato e adattato a “seconda casa”,  dove passare qualche ora in relax (siamo a 10 minuti a piedi da Costalta). La presenza dell'uomo lascia qui il “segno”  in ogni particolare: dalla strada ai prati ben curati, ai fienili abbelliti, a cui hanno cambiato la destinazione d’uso.&#13;
Purtroppo l'essere umano non sempre ha creato ambienti bucolici come quello che vediamo nel quadro, anzi, talvolta, ha realizzato opere che hanno spinto la natura a “ribellarsi”. Ma questa è un’altra storia. “All’inferno i killer della natura” è il titolo significativo di altro dipinto di Regianini.</text>
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                <text>      &#13;
Dopo una breve disanima del problema “andare via o... rimanere?”, presentiamo un quadro di L. Regianini su come sarà  futuro in città per quelli che emigrano. L’Artista sembra voler dire: “Ma sapete cosa vi aspetta?”.&#13;
&#13;
ANDARE VIA... O RIMANERE?&#13;
I nuovi “costretti” a emigrare sono, soprattutto, i giovani laureati con varie specializzazioni. Prendiamo, ad esempio, un laureato in bioingegneria abitante in Comelico. Sicuramente (e parliamo di un caso concreto) a Santo Stefano di Cadore non trova un lavoro confacente con la sua laurea, per cui si guarda intorno, si ricorda che da studente ha frequentato l'Erasmus in Spagna, a Madrid, e che gli era piaciuto molto. Decide, così,  di partire per la città spagnola, dove conosce amici che si era fatto con l'Erasmus e che potrebbero aiutarlo a integrarsi. Dobbiamo dire che due cose “influenzano”, in particolare, le scelte dei giovani: gli studi fatti in città e le esperienze di studio all'estero. Appena laureati, fanno fatica a tornare stabilmente nel paese di origine, dove per loro diventa difficile trovare un'occupazione, anche perché non si adattano ad accettare qualsiasi offerta, allora ... partono. Da sottolineare il fatto  che in passato erano pochi giovani locali che si laureavano, mentre  oggi sono molti. Qualche giovane, però, decide di rimanere e di vivere in montagna, accettando lavori sul posto o mettendosi in proprio, organizzando un'attività (vedi, ad esempio, a Costalta il progetto “ Adotta una mucca”, con vendita di prodotti on line). In questi settori, soprattutto, si creano, in Comelico, “nuovi lavori”: turismo, manifatture, allevamento, conduzione di aziende agricole, agriturismo.&#13;
      &#13;
UN MONITO... UN’OPERA di Regianini&#13;
      &#13;
Presentiamo un quadro emblematico, intitolato  “Milano... domani ". Il Pittore sembra voler rivolgere un monito ai giovani montanari: “Se potete, non andate  a vivere in città! Vivere li’, nel caos, con limitati rapporti interpersonali, è disumano! E il futuro... eccolo!”.&#13;
In effetti, in questo dipinto, che fa da contrasto con il paesaggio bucolico illustrato nell’hashtag #LandscapeofLife, egli presenta una visione apocalittica sul futuro del capoluogo lombardo. Macché tram, autobus, metrò o automobili: la Milano come la immagina il Maestro, potrà essere attraversata mediante l'impiego di comuni liane, come ai tempi di Tarzan, semplicemente perché l'attuale metropoli lombarda apparirà come un'immensa e intricata giungla, al di sopra della quale spiccheranno, in netto contrasto, ma assai malinconicamente, la più alta guglia del Duomo, con un accenno della Madunina, e un pezzo di Pirellone, un po' diroccato e più o meno inclinato quanto la Torre di Pisa. L'attraversamento di questa Milano, naturalmente, sarà possibile soltanto con le liane, sempreché in città ci sia ancora vita, cosa che per ora è da ritenersi molto improbabile. Nell'eventualità di una Milano viva, comunque, occorrerà regolare il traffico, anche se questo avviene tra un gruppo e l'altro di alberi. Ammettendo la sopravvivenza del calcio, ad esempio, i  tifosi non diserteranno certamente i vari incontri in programma allo stadio già San Siro,  per cui, è assai probabile che venga attuato un servizio di "liane speciali" in grado di trasportare gli sportivi sul luogo della contesa pedatoria. Certo, le forze dell'ordine, in caso di disordine, dovranno essere presenti anch'esse, magari armate di tutto punto con tronchi e rami della giungla milanese. Ma Milano, per essere sempre Milano, dovrà avere ancora la Borsa, mentre non sarà un dramma se, invece dei soliti... canali televisivi, i “cittadini” dovranno accontentarsi dei... torrentelli, che scorrono ai piedi di ciclopiche piante.</text>
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                  <text>Lis Aganis Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane nasce su impulso dell'Iniziativa Comunitaria Leader + nell'agosto 2004. L'Associazione conta oggi oltre 60 soci (Comuni, Istituti Comprensivi, l'UTI delle Valli e delle Dolomiti Friulane, il Bacino Imbrifero Montano del Livenza, Consorzi Pro Loco e Associazioni Culturali) e una trentina di Cellule tematiche inserite nei percorsi ecomuseali acqua, sassi e mestieri. Le cellule ecomuseali sono luoghi in cui ognuno può vivere esperienze ed emozioni, partecipare a laboratori, acquisire conoscenze e saperi... sentirsi protagonista del territorio per conservare e mantenere vivo il patrimonio della Comunità locale.</text>
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                <text>Per la seconda settimana della campagna di Museo Dolom.it dedicata alle donne della montagna, non potevamo che parlare delle nostre figure femminili: le AGANE. Si parla di loro in molte storie della tradizione... qualcuno dice anche di averle viste vicino ai corsi d'acqua. In alcune versioni sono belle e gentili, in altre cattive e vendicative. Il nostro cantastorie Paolo Paron, in questo video, ci racconta di queste figure mitologiche legate alle tradizioni dei nostri luoghi.</text>
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                <text>Le Tofane, come le Dolomiti, sono un luogo fantastico in cui fare passeggiate, perché ogni angolo, ogni anfratto nasconde storie, leggende e racconti. &#13;
Il sentiero di Ra Zestes con partenza da Ra Valles e arrivo a Col Druscié permette agli escursionisti allenati di ripercorrere i passi dei soldati, che qui combatterono durante la Grande Guerra. &#13;
Estremamente panoramica e sempre sulle tracce dei soldati italiani e austro-ungarici è la ferrata del Formenton o della Tofana di Dentro. Questa via ferrata, con partenza da Cima Tofana e arrivo a Ra Valles, permette di salire su due Tofane durante lo stesso itinerario e offre degli scorci panoramici d’effetto ed emozionanti. &#13;
Lungo i sentieri si possono infatti ancora notare camminamenti, gallerie di osservazione o di ricovero, trincee con sassi posti con attenzione uno sopra l’altro a costruire queste opere di difesa. &#13;
La montagna ci può parlare di tempi antichi e più recenti, quindi aprite mente e cuore e lasciatevi stupire da queste #storieapiedi #walkingtales</text>
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                <text>Jeanne Immink (1853-1929) nacque ad Amsterdam da una famiglia di origine tedesca, il suo vero nome era infatti Jeannette Diest. Nel 1874 sposò Joannes Carolus Immink, dal quale ebbe due figli. Fra 1889 e 1894 compì una sessantina di difficili salite nelle Dolomiti. È conosciuta per la prima invernale della Croda da Lago nel 1891 insieme a Antonio e Pietro Dimai. Effettuò la prima ripetizione della via Müller del Sorapis con Theodor Wundt, Pietro Dimai, Giovanni Siorpaes e Mansueto Barbaria. Il suo nome fu dato nel 1891 a una delle cime del gruppo delle Pale di San Martino. Morì a Milano, dove il figlio era console d’Olanda.&#13;
&#13;
Una donna straordinaria che visse le Dolomiti esplorandole dalle valli alle cime più alte. Una fra le #DoloMythicWomen #DonneDolomitiche che potete trovare a Cima Tofana nella mostra sulla storia delle guide alpine di Cortina.&#13;
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                  <text>&lt;p&gt;Il Museo Marmolada Grande Guerra 3000 m, ospitato al secondo piano della stazione funiviaria di Serauta, la seconda della funivia della Marmolada, oltre a essere il museo più alto d’Europa è anche il luogo della memoria di quanti si trovarono a combattere a queste altezze, lottando quasi più contro la natura che contro il nemico umano. Il museo è dedicato alla vita del soldato, senza alcuna distinzione fra le due parti, poiché l’obiettivo è ricordare la vita di uomini che scontrandosi fra loro arrivarono a scontrarsi con un nemico ancor più implacabile: la natura. Ovviamente c’è spazio anche per fatti storici, ma sempre esposti in maniera obiettiva. Non si tratta di capire chi ha ragione, ma di ricordare un momento storico terribile e sconvolgente, lasciando nel visitatore una piccola fiammella che alimenti il suo desiderio di pace e di fratellanza. &lt;a href="http://www.visitdolomites.com/page2/museo-della-grande-guerra-in-marmolada/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"&gt;www.visitdolomites.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</text>
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                  <text>&lt;a href="http://www.museomarmoladagrandeguerra.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener"&gt;Sito internet del museo&lt;/a&gt;</text>
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                <text>Salire sulla Marmolada è come aprire un libro di storia e tuffarcisi dentro a capofitto. Il museo e le gallerie della Zona Monumentale Sacra a Serauta vi racconteranno di un tempo lontano, fatto di soldati italiani e austro-ungarici più in lotta con gli elementi che fra loro stessi.&#13;
Il posto di guardia è la prima postazione che incontrerete salendo, qui i soldati dovevano rimanere sempre all'erta e pronti a ogni evenienza, salendo troverete poi l'osservatorio, che guarda verso il ghiacciaio, la postazione della mitragliatrice, la teleferica, ricostruita da Attilio la scorsa estate e che ora potete ammirare in tutta la sua particolarità e su, sempre più su, fino alle creste più esposte, fino a toccare il cielo con un dito. &#13;
Ogni scalino, ogni anfratto, ogni feritoia ti racconterà di uomini in guerra fra di loro, ma soprattutto con gli elementi. Neve, ghiaccio, bufere caratterizzavano il clima di allora. &#13;
Unica raccomandazione: munitevi di equipaggiamento adeguato, perché i viaggi nella storia sono bellissimi, ma in questo caso un po' esposti!&#13;
#Storieapiedi #WalkingTales</text>
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                <text>Amelia Edwards fu una rinomata scrittrice inglese. Esplorò le Dolomiti verso la fine dell’Ottocento. Per lei fu una vera avventura, che narrò nel romanzo “Cime inviolate e valli sconosciute”. &#13;
&#13;
Nel 2016, i fratelli Alan e Susan Boyle hanno ripercorso le sue tracce, raccogliendo anche loro la loro avventura in un libro, “Spiriti delle Dolomiti”. Due donne che non hanno abitato le Dolomiti, ma le hanno vissute sulla propria pelle e hanno voluto raccontarle con i loro occhi.&#13;
Amelia è passata anche per la Valle Ombretta ed ha scalato il Sasso Bianco. &#13;
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