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                <text>Lis Aganis Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane nasce su impulso dell'Iniziativa Comunitaria Leader + nell'agosto 2004. L'Associazione conta oggi oltre 60 soci (Comuni, Istituti Comprensivi, l'UTI delle Valli e delle Dolomiti Friulane, il Bacino Imbrifero Montano del Livenza, Consorzi Pro Loco e Associazioni Culturali) e una trentina di Cellule tematiche inserite nei percorsi ecomuseali acqua, sassi e mestieri. Le cellule ecomuseali sono luoghi in cui ognuno può vivere esperienze ed emozioni, partecipare a laboratori, acquisire conoscenze e saperi... sentirsi protagonista del territorio per conservare e mantenere vivo il patrimonio della Comunità locale.</text>
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              <text>LE CRÀCELES DEL VENERDÌ SANTO AD ANDREIS</text>
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              <text>LE CRÀCELES DEL VENERDÌ SANTO AD ANDREIS Una tradizione che continua Il giorno del Venerdì Santo ha da sempre rappresentato uno dei momenti più significativi della tradizione religiosa andreana: da mattina a sera, i fedeli devoti, venivano chiamati a compiere una serie di azioni per rivivere il giorno della morte del Signore.  Il vero elemento caratterizzante della giornata è la cràcela o raganella, vediamo quali sono le sue caratteristiche! La cràcela è uno strumento in legno di frassino o di abete composto da lamelle battenti sui denti di ingranaggi rotanti in numero e forme varie. Ne esistevano di diversi tipi e misure e chiunque avesse avuto un po’ di dimestichezza e manualità con il materiale, riusciva a realizzarsela autonomamente. Ma benché non esistesse un’unica vera e propria fucina tale da produrre cràceles per tutto il paese, la “bottega” i da Paulòn era la più specializzata nel costruire tale strumento. Le cràceles scandivano l’intera giornata del Venerdì Santo, sostituendosi così alle campane “morte” il giorno precedente: le tre cràceles che oggi si conservano al Museo, fino a qualche anno fa venivano collocate in cima al campanile e il loro suono serviva a richiamare i fedeli alle funzioni liturgiche, a ricordare i dodici rintocchi di mezzogiorno e l’Ave Maria della sera. Alle cinque del mattino, con la prima cracialàda, si decretava l’ingresso nella giornata di maggiore devozione dell’anno: le donne, gli uomini ma soprattutto i bambini, si recavano in chiesa per recitare, in ginocchio e con una candela accanto e rivolti alla statua della Madonna, ben 59 volte l’ ”Ave Maria che andava al Monumento”, preghiera propria del venerdì Santo. Intorno alle dieci si svolgeva la prima funzione della giornata con salmi e canti in latino. Verso sera si compiva il cerimoniale della Via Crucis: in un primo momento tre bambini, uno con la croce e gli altri due con i ceri, percorrevano la navata centrale della chiesa cadenzando le quattordici stazioni. Successivamente il sacerdote richiamava dalla sacrestia colui al quale spettava il compito di portare la Pašion: questa croce molto particolare, conservata ancora oggi nella sacrestia della chiesa di Andreis, fu realizzata da Albino Fontana (Bino de Piaga) e tutt’oggi viene utilizzata per rivivere l’antico rituale. Colui o colei che per chiedere una grazia al Signore si offriva di portare il Sacro Legno, lo doveva fare scalzo in segno di penitenza: apriva il corteo processionale accolto all’uscita dalla chiesa dal rumore assordante delle cràceles che lo accompagnavano, assieme ai canti e alle preghiere, per tutto il percorso lungo le vie di Andreis. La cràcela più grande proveniva da Bosplàns e veniva portata in paese solo per la processione serale. Era formata da un insieme di più elementi uniti tra loro e arricchiti da candele collocate in fori appositamente realizzati e da un arco in ferro rivestito di fogliame: il rumore gracchiante di tale strumento era così amplificato.</text>
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